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Etologia

11 Feb

Fonte: http://www.promiseland.it/2010/11/02/etologia/

La vita degli uomini è da sempre intrecciata con quella degli animali, ma l’interesse per il loro comportamento, il desiderio di decifrarne le modalità e di interpretarne le motivazioni, sono fenomeni recenti.

Charles Darwin , avendo lasciato, alla fine del diciannovesimo secolo, molti studi sull’espressione delle emozioni e sulle analogie tra affetti umani e animali, si può considerare un etologo “ante litteram”. La sua opera principale On the Origin of Species, del 1859, confrontando le facoltà mentali dell’uomo con quelle degli animali, giunge alla conclusione che le differenze tra la mente umana e quella dei mammiferi superiori non sono così fondamentali, ma che, anzi, il legame tra esperienza, ambiente, istinto, intelligenza è fortissimo. Che la ragione sia presente in molti animali è, per Darwin, evidente. L’essere umano, dice Darwin, non è l’unico essere intelligente nella creazione: consapevolezza e autoconsapevolezza si trovano anche negli animali.

Le due più importanti scuole di interpretazione del comportamento animale, nei primi decenni del ventesimo secolo, riprenderanno, tuttavia, il modello cartesiano di animale-automa: la scuola behaviorista americana e quella etologica centroeuropea si orienteranno verso il modello meccanicistico rispetto a quello mentalistico. In quest’ottica, l’animale-macchina, come un burattino, è mosso da fili che, in modo separato, ne producono il comportamento: per i behavioristi i fili sono dati dall’apprendimento durante la vita e prendono il nome di “condizionamenti”, per l’etologia classica i fili sono configurati dalla selezione naturale durante la storia della specie, e prendono il nome di “istinti”. In un caso il burattinaio è l’ambiente, nell’altro le pulsioni, ma, comunque, secondo ambedue le scuole, condizionamenti e istinti agiscono sull’animale come interruttori che accendono selettivamente alcune particolari espressioni: nell’una e nell’altra impostazione, trattandosi di oggetti mossi da meccanismi involontari, la soggettività non esiste. Entrambe le scuole, studiando gli animali al di fuori del loro habitat naturale, ignorano, quindi, tutto ciò che concerne i loro stati mentali di coscienza.

Konrad Lorenz , considerato uno dei padri dell’etologia moderna, è il primo a studiare gli animali nel loro ambiente naturale. Al suo più famoso libro dà il titolo di L’anello di re Salomone, perchè «sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi» . Questo grande etologo parla di animali che ridono, di sguardi penetranti occhi negli occhi , di fedeltà fino alla morte, di invocazioni di perdono; racconta di nidi di colombacci vicino a nidi di astori, di caprioli cresciuti indisturbati accanto a tane di lupi. Sottolineando come gli animali leggano negli occhi, Lorenz afferma che gli animali hanno, per la comunicazione degli stati d’animo, «un apparato sia trasmittente che ricevente assai più elaborato, specializzato ed efficace di noi uomini, […] che non solo è in grado di distinguere selettivamente un gran numero di segnali, ma anche di captare una energia trasmittente assai inferiore alla nostra».

Nei suoi racconti si trovano spesso esempi di consapevolezza degli animali. Nel narrare la storia di un pesce che, col boccone in bocca, vedendo uno dei suoi piccoli smarrito, «come fulminato guizzò via, raggiunse il piccolo e lo prese nella bocca che era già assai piena», afferma: «confesso che in quel momento non avrei dato un soldo per la vita del pesciolino». Invece, scrive, «accadde una cosa veramente incredibile: il padre pesce se ne rimase immobile, con le guance gonfie, ma senza masticare. Se mai ho visto un pesce riflettere, è stato proprio quella volta. Che cosa straordinaria: un pesce che vive una vera e propria situazione conflittuale, né più né meno di un uomo». «Per molti secondi – prosegue – il padre se ne stette lì bloccato, e si poteva comprendere tutto ciò che accadeva in lui. Poi risolse il conflitto in modo degno della più grande ammirazione: sputò fuori tutto il contenuto della bocca» .
Confrontando il comportamento animale in una stessa situazione in cui un uomo uccide un suo simile, egli osserva: «Sono profondamente commosso e ammirato di fronte a quel lupo che non può azzannare la gola dell’avversario, e ancor più di fronte all’altro animale che conta proprio su questa sua reazione! Un animale che affida la propria vita alla correttezza cavalleresca di un altro animale! C’è proprio qualcosa da imparare anche per noi uomini! Io per lo meno ne ho tratto una nuova e più profonda comprensione di un meraviglioso detto del Vangelo che spesso viene frainteso, e che finora aveva suscitato in me solo una forte resistenza istintiva: “Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra…”. L’illuminazione mi è venuta da un lupo: non per ricevere un altro schiaffo devi offrire al nemico l’altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per impedirgli di dartelo!»  Sarà osservando le taccole «sue perenni compagne e grandi amori della sua vita», che Lorenz parlerà, in particolare, di consapevolezza animale. Raccontando di una di loro che, timida e sempre in disparte, viene scelta come compagna dal leader della colonia, scrive: «Ma ancor più sorprendente è il fatto che l’interessata ne fosse consapevole ! È assai facile per un animale divenire più cauto e pauroso dopo una brutta esperienza, ma ci vuole molta più intelligenza per […] acquistare d’un tratto il coraggio corrispondente alla nuova situazione e sapere perfettamente fino a che punto potersi spingere».

Negli anni successivi la ricerca etologica, precisandosi ulteriormente, osserverà che popolazioni diverse della stessa specie presentano proprie “tradizioni comportamentali”, arrivando, quindi, a dimostrare l’esistenza di una cultura animale. Lo studioso behaviorista, Edward Tolman, notando diversi processi di apprendimento senza condizionamento, porrà le basi di quello che sarà chiamato “cognitivismo”, che inquadrerà l’apprendimento associativo all’interno della più complessa famiglia dell’“apprendimento per rappresentazione”. Per la scienza comportamentista non è, infatti, sufficiente che un individuo appartenga ad una determinata specie, per manifestare un certo comportamento: all’interno di una “relazione magistrale”, il componente di un branco può realizzare una particolare esibizione comportamentale al solo scopo di dare un certo insegnamento ad un altro membro di quel gruppo e assegnando, così, un valore aggiunto all’innato.

A partire dagli anni sessanta, perciò, negli Stati Uniti, l’etologia cognitiva rivelerà l’interiorità degli animali, concependo il loro apprendimento non più come un semplice riflesso condizionato, ma, come una profonda modificazione interna, atta a trasformare le funzioni cognitive del soggetto. Considerare l’animale come un individuo dotato di mente significa assegnargli un mondo interiore capace di riflettere sui problemi, di porsi obiettivi, di elaborare piani d’azione, di optare tra diverse possibilità, di operare simulazioni, di ricordare attraverso immagini mentali. Donald Griffin , il primo ad introdurre il paradigma mentalistico, si rivolgerà all’intelligenza animale in modo plurale, sottolineando come ciascuna specie abbia sviluppato, nel corso della filogenesi, una propria performatività cognitiva e riconoscendo, quindi, agli animali capacità di consapevolezza e di autocoscienza.

A questa scoperta, che considera gli animali come esseri dotati di una loro sensibilità ed intelligenza, si sono, in seguito, affiancati psicanalisti, filosofi, biologi, e neuropsicologi, giunti a queste stesse considerazioni partendo da altre esperienze: nella visione mentalistica, le diverse dotazioni cognitive, siano innate o apprese, non sono più, interruttori che meccanicamente richiamano un comportamento, ma risorse che la soggettività utilizza in tutte le sue attività di interfaccia con il mondo.

1- C. DARWIN, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, Newton Compton, Roma 2006.
2- KONRAD LORENZ (1903-1989) è stato insignito, nel 1973, del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina.
3- J.V. WIDMANN, Il santo e gli animali, in K. LORENZ, L’anello di re Salomone, Adelphi, Milano 1991, 87.
4- P. EIPPER, Le bestie ti guardano, Mondadori, Verona 1930.
5- D. R. GRIFFIN, professore al Museo di Zoologia Comparata di Harvard, dell’Università di Rockfeller, di Corneli e di New York è scomparso recentemente. Scopritore del radar nei pipistrelli, ha scritto: Listening in the dark; Cosa pensano gli animali, Laterza, Bari 1986; L’animale consapevole, Bollati Boringhieri, Torino 1979; Cognitive Ethology; Menti animali, Bollati Boringhieri, Torino 1999. Cfr. C. A. RISTAU (a cura di), The Minds of Other Animals, Studi in onore di D.R. Griffin, Lawrence Erlbaum Associates, Howe-London 1991.

6- L’etologia cognitiva scoprirà che molte specie animali, lasciando da parte l’interesse individuale, aiutano i membri della propria famiglia: le api operaie, ad esempio, lavorano strenuamente per il bene dell’alveare, sino a che, letteralmente, muoiono di stanchezza. Cfr. L.-P. GRATIOLET, Anatomia comparata del sistema nervoso, in M. CANCIANI, Nell’arca di Noè. Religioni e animali, Carroccio, Vigodarzere (Pd) 1990, 6.

7- Il naturalista Louis-Pierre Gratiolet narra di un vecchio cavallo che, non essendo più in grado di arrivare alla greppia e di masticare il fieno con i suoi denti consunti, era aiutato da alcuni giovani cavalli che prendevano il fieno e glielo mettevano davanti dopo averlo masticato per lui. Cfr. G. DEL VECCHIO, Il soggetto attivo e passivo del reato, in F. ROSSETTI, Gli animali che vissero con i Santi, Porziuncola, Assisi (Pg) 1995, 8.

Nelle foto: Konrad Lorenz

Annalisa Ruffo

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Pubblicato da su febbraio 11, 2012 in Animali

 

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